Antonio Faccio, il poeta che ha infuso nei “tecnici” l'amore per le Lettere

Ottobre 2015 - "So bene quanta vita interiore e quanto sangue rosso vivo deve aver bevuto ogni singolo verso di una poesia, prima di potersi alzare in piedi e camminare da solo": queste brevi righe di Hermann Hesse ben si prestano a evidenziare l'intensità e anche la sofferenza che molto spesso stanno alla base di ogni seria attività poetica. Questo numero doppio de L'Illustre bassanese è dedicato al poeta Antonio Faccio, che ha lasciato un segno indelebile nelle nostre coscienze. Una poesia, la sua, che traendo origine dalle asprezze e dalle difficoltà del quotidiano individua nella fede religiosa, seppur contaminata da incertezze e dubbi, una possibile via d'uscita. Parlare di poesia oggi, nella società del sincopato pensiero degli "sms" e delle labili banalità di Facebook non è facile. E l'opportunità di potersi confrontare con lo spessore di un pensiero autentico, intimo, volutamente espresso attraverso la forma della lirica, è purtroppo rara. Del poeta Antonio Faccio, ma anche del suo spirito di insegnante illuminato e amato all'istituto "E. Fermi" di Bassano, hanno scritto la figlia Elisa, il critico Gianni Giolo e molti amici, che hanno lasciato una testimonianza. La prima ha steso un toccante profilo biografico del genitore, il prof. Giolo ci aiuta invece a comprendere attraverso una critica seria e puntuale l'arte di Antonio Faccio con un ampio excursus. In chiusura, molti interventi: di amici, colleghi insegnanti, presidi, ex allievi, critici.

 

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